Comunità Montana delle Valli
del Taro e del Ceno (PR)

benvenuti!!!

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Una breve introduzione...

L'Italia è un Paese di tante montagne: le Alpi, gli Appennini, la montagna interna del sud, la montagna che torreggia sulle coste del Tirreno, la montagna isolana, tutte diverse, contrassegnate da ambienti, paesaggi, popolazioni, ciascuna con caratteristiche proprie ed irripetibili.

Anche le nostre montagne, con le colline digradanti sino al piano, a contorno dei nostri fiumi e torrenti (il Taro, il Ceno, il Baganza, lo Stirone, il Mozzola, il Noveglia...), hanno il loro spazio, un ruolo proprio, caratteristiche degne di attenzione.

L'ambiente - valli, acque, boschi, cime - ed il paesaggio multiforme si sposano con memorie storiche ovunque diffuse e spesso di grande interesse, con edifici, opere d'arte e di cultura. E poi la gastronomia: la terra del parmigiano-reggiano e del porcino, delle carni pregiate, delle torte frutto di millenaria sapienza.

Tra questo esiste non in poche mete isolate ma ovunque nell'area della nostra Comunità. E ovunque la gente che è essa stessa motivo di turismo, perché sa curare la propria terra, difendere i valori, farne partecipi chi ci fa visita e diventa subito amico.

Guido Gonzi, Presidente della Comunità Montana delle valli del Taro e del Ceno


gruppo dirigente:

Guido Gonzi

presidente

Allegri Luciano

vicepresidente

Bona Fabrizio

assessore

Broglia Romeo

assessore

Mariani Fabrizio

assessore

Marzani Johann

assessore

Ravera Gabriele

assessore

coordinate:

- sede della Comunità Montana -

43043 Borgo Val di Taro (PR) - Via F. Corridoni, 6

centralino

0525/99329

fax

0525/93789

presidenza

0525/930209

segretario

0525/930207


E per conoscerci meglio...

una breve descrizione dei comuni che compongono la Comunità Montana

ALBARETO
BARDI
BEDONIA
BERCETO
BORE
BORGO VAL DI TARO
COMPIANO
FORNOVO DI TARO
PELLEGRINO PARMENSE
SOLIGNANO
TERENZO
TORNOLO
VALMOZZOLA
VARANO DE' MELEGARI
VARSI
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BORGO VAL DI TARO

Considerata la capitale della Val Taro, si estende in un'ampia conca sulla sinistra del Taro. Il territorio, sottoposto fino al XII sec. alla giurisdizione del Monastero di Bobbio, passò nel XIII sec. ai Fieschi che mantennero il controllo di Borgotaro fino al '500, quando furono spodestati da Pier Luigi Farnese: Alla morte del Farnese il governo passò ai Landi, con conseguente annessione del territorio al Ducato di Parma. In tempi recenti questa zona è stata teatro di molte azioni partigiane. Il nucleo urbano, un tempo circondato da una cinta muraria conserva un patrimonio edilizio di grande interesse storico architettonico, caratterizzato da eleganti palazzi dei sec. XVI - XVII - XVIII. Degni di rilievo: Palazzo Bertucci, Palazzo Boveri, Palazzo Manara, Palazzo Piccenardi, Casa Moglia, Casa Cassio. La parrocchiale di S. Antonino, edificata tra il 1644 e il 1667 sui resti di una precedente chiesa del XII sec. Sulla piazza di S. Antonino si trovano anche l'unica torre superstite dell'antica rocca e l'imponente ex ospedale, ora Palazzo Tardiani. Nella chiesa di S. Domenico, risalente al 1400 e restaurata nel XVI sec., notevoli dipinti. Alla chiesa di S. Rocco appartengono le stazioni della Via Crucis del napoletano Gaspare Traversi (metà del '700).

Nella parrocchiale di Porgigatone è conservato uno splendido Crocefisso coi SS. Pietro e Paolo di Giovanni Lanfranco.

Nei boschi di castagni e faggi che si estendono nel territorio comunale le particolari condizioni climatiche favoriscono la crescita di ricercati funghi, soprattutto porcini, questi preziosi frutti del sottobosco costituiscono la base della cucina tipica e rappresentano una voce importante dell'economia locale.


ALBARETO

Comune dell'alta montagna parmense, situato nel cuore della valle del torrente Gotra, nel confine tra Emilia, Toscana e Liguria. La località è citata in diplomi di Ottone (963) e di Federico I (1185) che attestano la podestà su questa terra dei vescovi di Luni. Il territorio fu feudo dei Fieschi di Lavagna che lo tennero fino al 1574, anno in cui passò al Ducato di Parma di cui seguì le vicende. Il capoluogo, sviluppatosi negli ultimi decenni, non conserva un patrimonio edilizio degno di rilievo: la parrocchiale di S. Maria Assunta, di origine medioevale, fu ricostruita nel 1475 e restaurata nel 1843 e nel 1967; nell'interno si trova un interessante altare del XVII sec. in legno d'ontano scolpito e dorato.

A Groppo, la chiesa di S. Pietro (XVII sec.) conserva una bellissima statua in marmo della Madonna col Bambino (fine '600) e una importante croce astile (XV sec.) in rame cesellato e dorato.

Nel territorio comunale, caratterizzato da un paesaggio ancora vergine, la ricchezza della vegetazione spontanea favorisce la crescita di preziosi frutti del sottobosco. La presenza di numerosi torrenti ne fanno una meta ideale per gli appassionati di pesca.


BARDI

Il borgo è dominato dall'imponente mole della rocca, eretta su uno sperone a picco sul corso del Torrente Ceno. La prima testimonianza relativa al castello risale all'869.

Nel 1257 il feudo passò ai Landi di Piacenza che rimasero signori di Bardi per oltre quattro secoli, favorendo l'organizzazione amministrativa ed economica del territorio e promuovendo l'ampliamento della rocca. La fortezza, progettata come formidabile strumento di difesa, venne progressivamente ad assumere le caratteristiche di capitale di un piccolo stato che comprendeva il territorio dell'alta Val Ceno e dell'alta Val Taro. Nel 1551 il feudo venne eretto a marchesato dell'imperatore Carlo V ed i Landi ottennero il diritto di battere moneta. Bardi venne poi ceduta ai Farnese (1682), seguendo poi le sorti del ducato di Parma. La rocca di Bardi rappresenta un raro esempio di complesso fortificato medioevale giunto fino ai nostri giorni i ottimo stato di conservazione. Attualmente ospita in alcune sale il Museo della Civiltà Valligiana ed è il punto di riferimento di tutte le attività culturali della Val Ceno. Recenti interventi di restauro hanno consentito il recupero e l'apertura al pubblico di molti ambienti: magazzini, stalle, camminamenti di ronda, torri di guardia e residenza signorile.

Nella parrocchiale di S. Maria Addolorata, è custodito un dipinto su tavola del Parmigianino raffigurante lo "sposalizio mistico di S. Caterina" (1520). Pregevoli dipinti del XVIII sec. si trovano nell'oratorio di S. Maria delle Grazie. La chiesa di S. Giovanni Battista risale nella su attuale struttura al XVIII sec. Interessante edificio romanico di tipo rustico è la chiesa di S. Siro, databile per la struttura muraria al XII - XIII sec. Caratteristiche di Bardi, come di molti altri centri dell'Appennino, sono l'animazione e la ricchezza di iniziative nel periodo estivo, che coincide con il ritorno al paese d'origine degli emigrati e dei loro discendenti.


BEDONIA

Il territorio comunale risulta abitato già in epoca neolitica e sembra di poter identificare Bedonia con la romana Bitunia. Feudo dei vescovi di Piacenza nel XI sec., quindi dei Malaspina, nel 1257 Bedonia venne inclusa nello Stato dei Landi, del quale fece parte fino al 1682 quando fu incamerata del Ducato di Parma. Durante il Risorgimento la popolazione fu protagonista di un movimento insurrezionale per l'annessione del paese al Piemonte. In tempi recenti è dà ricordare l'alto contributo dato alla lotta partigiana. Nella vita di Bedonia un importante ruolo di promozione culturale è stato svolto dal Seminario, istituito nel 1846 da Mons. Giovanni Agazzi e Stefano Raffi.

Benché decaduto restano attive alcune strutture collaterali: la Galleria d'arte, la biblioteca ed il Museo di scienze naturali. Il nucleo più antico del capoluogo presenta caratteristiche difficilmente riscontrabili in altri centri dell'Appennino.

Gli edifici sono infatti intonacati e tinteggiati con colori chiari e luminosi, evidente influenza della vicina Liguria.

Il Santuario della Madonna di S. Marco, edificato nel 1939, conserva una statua lignea del 1531 raffigurante una 'Madonna con Bimbo in trono' . La parrocchiale di S. Antonino, eretta nel 1613 ha subito ampliamenti e restauri soprattutto nell'interno.

Una voce importante dell'economia locale è rappresentata dal turismo, per accogliere il quale Bedonia può contare su una buona ricettività alberghiera ed attrezzature sportive.

Di indiscutibile valore è il patrimonio ambientale. Tra le escursioni la più suggestiva è indubbiamente quella del Monte Penna, il cui profilo inconfondibile emerge da una fitta foresta di conifere e faggi. Tra le frazioni sono da ricordare: Cavignaga, Piane di Carniglia, Carniglia, Alpe, Anzola, Scopolo, Drusco, Calice, Caneso, Montarsiccio, Cornolo, Volpara, Spora, Romezzano, Selvola.


BERCETO

Importante centro situato sulla destra della valle del torrente Manubiola. Lo sviluppo del paese è da collegarsi alla via di trasferimento che, attraverso l'Appennino, metteva in comunicazione la Pianura Padana con la Toscana e quindi con Roma. L'arteria assunse particolare importanza nei sec. XI - XIII, quando divenne uno dei principali itinerari per i pellegrini che si recavano a Roma. Già nei primi anni del VIII secolo il re Liutprando fece costruire, lungo la Strada Romea, sulla cima del monte Bardone quel monastero che fu chiamato Berceto. Nei secoli successivi Berceto fu al centro di aspre contese che portarono al succedersi, nella signoria del borgo, Rossi, Da Correggio, Fieschi, Della Scala. Il feudo tornò ai Rossi che restarono signori incontrastati fino al 1666., quando fu ceduto per debiti alla Camera Ducale. Il nucleo più antico del Borgo, conserva un patrimonio edilizio di estremo interesse. Modeste dimore medioevali, Pregevoli edifici rinascimentali, portali, finestre, elementi di arredo urbano: un repertorio degli stili architettonici della montagna parmense nel periodo dal XII al XVII sec.

All'incrocio delle due arterie principali sorge il Duomo. La costruzione è databile, nell'impianto originario, al XII sec. ma ha subito pesanti rifacimenti nel XV e XIX sec. Rimangono alcune interessanti sculture fra cui la lunetta del portale in facciata e una rara formella. All'interno del Duomo si conserva una campana di bronzo fusa nel 1497, il 'piviale di S. Moderanno' , stoffa lucchese del XII sec. ed una preziosa raccolta di oggetti liturgici. La frazione di Corchia offre un raro esempio di nucleo medioevale quasi inalterato. Negli ultimi anni l'attività turistica tradizionale si è notevolmente sviluppata grazie al forte richiamo delle bellezze naturali e architettoniche, al fascino di una storia millenaria, alla salubrità del clima, alla comodità dei collegamenti stradali e alla bontà di una cucina tipica, che ha nel fungo porcino l'ingrediente d'elezione e per la quale Berceto vanta locali famosi.


BORE

Bore è un borgo agricolo che si estende sulla sinistra del torrente Cenedola, in una suggestiva cornice di pascoli e castagneti. L'origine di Bore è legata alla strada borbonica voluta dal Du Tillot, nella seconda metà del '700 che conduceva dalla Via Emilia a Genova. Lungo questa strada Maria Luigia fece costruire nel 1815 una casa cantoniera, costituente il nucleo originario dell'odierno abitato. Dal 1920 Bore è sede comunale staccata da Pellegrino. Due le frazioni: Metti e Pozzolo. Pozzolo sorge ai piedi di una roccia vulcanica sulla quale è stata edificata la Parrocchiale e dove un tempo sorgeva una struttura fortificata. In questo Borgo rurale sopravvivono intatte, le antiche caratteristiche dell'edilizia montana. A Metti la Chiesa di S. Lorenzo (XIX sec.) custodisce il S. Matteo di Gaetano Signorini (1835), dono di Maria Luigia.

La felice posizione geografica, la ricchezza di cosi d'acqua, l'ambiente ancora intatto hanno favorito negli ultimi anni lo sviluppo turistico. La cucina valorizza i prodotti che costituivano un tempo l'alimentazione tradizionale di questa zona: patate e castagne (tortelli, torte e marmellate di castagne).


COMPIANO

Antico borgo castellano posto su uno sperone roccioso che sovrasta il corso del Taro, le cui vicende storiche si identificano con quelle del suo castello. Costruito probabilmente dai Malaspina, era già nel XII sec. possesso della famiglia Landi. Malgrado le contese e gli assalti di cui fu oggetto per la sua importanza strategica, i Landi conservarono il feudo, elevato a contea da Carlo V nel 1551. Nel 1926, passò a Gian Andrea Doria, marito di Polissena Landi. Nel 1682 i Farnese riuscirono ad annettere Compiano al Ducato di Parma. Interessante e ben conservata è la struttura urbana del borgo, al quale si accede alle tre porte che si aprono nell'antica cinta muraria. Sulla piazza principale si trova la parrocchiale di S. Giovanni Battista, eretta nel '600 ma restaurata nel XVIII e XIX sec., nella quale è custodito un crocefisso ligneo, oggetto di devozione popolare. Domina il paese la suggestiva mole del castello. Importante esempio di struttura fortificata della seconda metà del '400, la costruzione presenta una pianta trapezoidale con tre torri tonde agli angoli ed è percorsa da una ininterrotta serie di beccatelli in pietra sormontati da merli guelfi. Di proprietà comunale, è aperto al pubblico. La frazione di Strela è tristemente nota per l'eccidio compiuto dai tedeschi il 19 luglio 1944.


FORNOVO DI TARO

E' situato sulla destra del fiume Taro, vicino alla confluenza col torrente Ceno. Fornovo deve la suo origine e il suo sviluppo alla particolare collocazione geografica, un punto di transito delle vie di comunicazione che dalla Val Padana, raggiungono Liguria e Toscana attraverso i passi appenninici. L'importanza del borgo in epoca romana è testimoniata da numerosi reperti archeologici, e dai resti di un antico ponte che, consentiva il collegamento tra le colonie ed il Forum novum e di Placentia. Dopo il 1294, anno in cui il ponte fu travolto da una piena, fino al 1905, quando venne costruito l'attuale ponte, il fiume veniva attraversato con imbarcazioni. Accanto al corso d'acqua è ancora individuabile un edificio, detto Domus pontis, punto di riferimento per il guado. Nei pressi di Fornovo ebbe luogo nel 1495 la storica battaglia fra Carlo VIII e l'esercito dei 'Collegati', conclusasi con la sconfitta di questi ultimi. Nel nucleo più antico dell'abitato, sorge la pieve di S. Maria Assunta, insigne monumento romantico. L'edificazione della chiesa (XI sec.) è legata al fenomeno dei pellegrinaggi medioevali lungo la Strada Romeo, di cui Fornovo era una tappa essenziale. Nonostante numerosi interventi di restauro l'edificio conserva nel complesso scultoreo eccezionali motivi di interesse. Da segnalare sono le due teste scolpite con i 'lottatori' e le 'pene dell'inferno', poste sulla facciata e quella con le 'Storie di S. Margherita' riutilizzate in funzione di paliotto d'altare, opera di maestranze che si muovevano nella linea tracciata da Benedetto Antelami. A 1 Km dal capoluogo, in località Poggio Carona, si trova il settecentesco Palazzo dei Gesuiti con pianta ad U e loggiato che guarda verso valle.


PELLEGRINO PARMENSE

Il Comune è situato nella valle del torrente Stirone circondato dai Monti S. Cristina, Canate e Mariano. Il territorio venne infeudato nel 981 da Ottone II ad Alberto Baden, capostipite della famiglia Pallavicino che ne conservò il possesso fino al 1428. Nel 1492 il feudo passò ai Fogliani - Sforza a cui succedettero i Meli - Lupi di Soragna. Domina il borgo il castello, che si erge su un terrapieno delimitato dai resti dell'antica cinta muraria. Il complesso alto-medioevale, è caratterizzato da un corpo rettangolare e da una torre quadrata che ancora conserva elementi del sistema difensivo medioevale. La chiesa parrocchiale dedicata a S. Giuseppe, eretta tra il 1915 e il 1927 custodisce pregevoli opere d'arte. Sculture in legno, a grandezza naturale, rappresentanti l'ultima cena, opera realizzata dal maestro Walter Benecchi. Nel Museo si entra nella storia del pane, delle sue origini, al suo uso e consumo, alla sua produzione. La frazione di Careno è nota per il Santuario della Beata Vergine, edificato forse nel XI sec. ma più volte rimaneggiato; vi si venera una immagine della Madonna detta 'dei matti', perché vi si affidano i sofferenti di malattie nervose e mentali.


SOLIGNANO

L'abitato occupa una piana alluvionale sulla sinistra del fiume Taro e si sviluppa lungo la statale della Val Taro. La località è citata in un documento del 980 in cui Ottone II confermava ai canonici di Parma il possesso di queste terre, passate in seguito al Marchese Bonifacio di Toscana e, nel 1249, ad Oberto Pallavicino. La storia di Solignano è incentrata sulle vicende del suo castello: concesso in feudo nel 1442 a Nicolò Piccinino, tornò ai Pallavicino che ne mantennero il possesso fino al 1805. Il castello, di cui restano pochi ruderi, occupa la sommità di un rupe che domina la vallata. La chiesa parrocchiale di S. Lorenzo sorge nel luogo dove nel 1039 esisteva una cappella annessa al castello. Costruita in parte riedificata nel 1895. La favorevole collocazione del capoluogo ha consentito negli ultimi anni un significativo sviluppo industriale, che ne ha però modificato l'antico assetto urbanistica. Alcuni interessanti fabbricati rimangono a testimonianza della vita del borgo nei secoli scorsi. A Castelcorniglio, nella valle del Pessola, si trova un particolare complesso rurale fortificato, risalente al XVII secolo; i numerosi restauri avvenuti nel corso dell'800 rendono difficile la datazione precisa.


TERENZO

L'abitato è situato alle pendici del Monte croce, sulla sponda sinistra del torrente Sporzana. Terenzo fu importante nodo viario e strategico durante il medioevo, trovandosi sull'antica via di Monte Bardone (Strada Romea). Qui si trovava anche un ospizio per pellegrini distrutto da incendio nel 1575. Il borgo, la cui prima testimonianza risale al 948, fu per lunghi secoli sottoposto al controllo diretto dell'impero e all'epoca dell'abolizione dei feudi (1805) apparteneva alla famiglia Boiardi. Gli edifici del nucleo abitato rivelano l'origine tardo medioevale del borgo. Alla chiesa di S. Lorenzo, ricordata dal 1141 ma costruita nel '700, appartiene un'importantissima croce astile del XII sec. di arte renana, ora in deposito presso il vescovado di Parma. Nella vicina Bardone sorge la chiesa di S. Maria Assunta, erta verso il 1635 sui resti della pieve romanica dell'XI secolo. Dell'antica chiesa rimangono importanti reperti scultorei, databili al XII - XIII sec., fra cui due lastre scolpite con la 'Deposizione' e il 'Cristo benedicente', di ambito antelamico, la figura femminile in funzione di cariatide ed i leoni stilofori.


TORNOLO

Borgo montano dell'alta Val Taro situato alle pendici del Monte Zuccone. Scarse sono le testimonianze storiche relative a questo territorio si succedettero la denominazioni dei Malaspina, dei Fieschi e dei Landi. Nel 1682 subentrarono i Farnesi. La chiesa di S. Bernardino (XVIII sec.) conserva nel suo interno una pregevole decorazione a stucchi. A S. Maria del Taro (frazione del Comune) è visibile, edificata intorno al 1150, fu per lungo tempo il santuario più antico della valle; demolita agli inizi del XIX secolo, fu sostituita da una nuova chiesa. Notevoli l'altare maggiore (XVII sec.) e la statua in marmo della Vergine col Bambino (XV sec.). Al centro del paese si trovano il ponte romano rinnovato dai priori, che governavano il paese. Una delle fonti più importanti dell'economia del Comune è oggi rappresentata dal turismo estivo, per il quale costituiscono un forte richiamo l'ambiente naturale incontaminato e il clima. In particolare la frazione di Tarsogno offre al visitatore una buona recettività alberghiera, attrezzature per il tempo libero e lo sport e numerose manifestazioni.


VALMOZZOLA

Comune che si estende in corrispondenza della vallata dell'omonimo torrente. Il comune è formato da cinque distinti centri: Branzone, Mariano, S. Martino, Gusaliggio e Mormorola, sede comunale. Il territorio, già frequentato in epoca antichissima, conobbe il momento di maggiore sviluppo in epoca medioevale, quando vennero la Pieve di Gusaliggio. Il castello di Gusaliggio, menzionato nel 1182, appartenne ai Pallavicino fino al 1472, anno in cui fu ceduto, con tutte le terre del Valmozzola, ai marchesi Sforza - Fogliano. Della rocca, che si erge alla sommità di una roccia vulcanica, non restano che pochi ruderi e un piccolo oratorio. Degni di nota alcuni edifici sacri: la chiesa dei SS. Gervaso e Potasio a Mariano, l'oratorio di S. Siro, la chiesa di S. Martino a Branzone. Nuclei rurali conservano interessanti esempi di architettura spontanea. La collocazione geografica del comune, ha portato negli ultimi decenni un forte calo demografico ed al declino economico del territorio; questi stessi fattori hanno però consentito la conservazione di un ambiente ancora integro che rappresenta un potenziale turistico degno di essere valorizzato.


VARANO DE' MELEGARI

Antico borgo fortificato posto su un territorio roccioso alla sinistra del torrente Ceno. La storia del paese è legata a quella del castello che nel periodo feudale svolse un importante ruolo a presidio delle vie. Il castello fu del comune di Parma dal 1208, poi appartenne ai Pallavicino, quindi agli Sforza che lo vendettero nel 1480 a Nicolò Piccino. Nel 1636 fu gravemente danneggiato dalle truppe spagnole al comando di Filippo IV. Dal 1805 è proprietà privata. Nella sua attuale struttura, (pianta rettangolare con torri quadrate ad angoli) il castello è uno dei maggiori esempi di architettura castellana del '400 nel territorio parmense. La parrocchiale di S. Martino, risalente al XV sec., profondamente modificata nel corso dei secoli conserva al suo interno dipinti di Giuseppe Peroni (1710 - 1776). Sulla sponda destra del torrente Ceno, è stato costruito nel 1972 l'autodromo 'R. Paletti'. Il circuito, in grado di ospitare 15.000 spettatori, ha una lunghezza di 1800 metri ed è omologato per gare automobilistiche di F. 3 internazionale e di F. 2000 e per gare motociclistiche di campionato italiano. Di notevole interesse storica architettonico la frazione di Viazzano, che conserva l'impianto urbanistico tardo - medioevale con stretti vicoli lastricati, case a torre, modeste costruzioni in pietra accanto ad interessanti dimore signorili di epoca più tarda. A Serravalle, nei pressi della chiesa di S. Lorenzo, sorge un battistero (X - XI sec.) considerato il più antico monumento cristiano del Parmense.


VARSI

Borgo agricolo della media valle del Ceno, adagiato alle pendici del monte Dosso. L'abitato si è sviluppato attorno all'area del castello, eretto nel X sec. e ampliato nei secoli successivi. Fu possesso dei vescovi di Piacenza fino al 1303, poi passò ai Malaspina e ai Fieschi. Per porre fine alle lotte tra i signori locali che rivendicavano il possesso della rocca, nel 1473 la Camera Ducale di Parma ne investì la famiglia Scotti, che conservò la signoria fino al 1720. Il castello, aveva pianta rettangolare con torri circolari agli angoli ed ampio fossato, ora restano soltanto al centro del paese tre torri mutilate. La parrocchiale di S. Pietro, fu completamente rifatta nel XVII sec. Sulla piazza principale del paese si trova anche l'oratorio della " Madonna della Canala " (XVII sec.), con una pregevole facciata classicheggiante. All'estremità settentrionale del paese, il Lago di Varsi, è meta degli appassionati di pesca. Poco prima del capoluogo si trova il castello di Golaso (XV - XVI sec.). Si tratta di un singolare complesso residenziale e agricolo con caratteri difensivi. Costituito da una lunga facciata con tre torri e da due cortili interni divisi dalla mole dell'edificio residenziale, la casaforte occupa una superficie di 5000 mq.

In località Tosca, alla fine del secolo scorso sono stati portati alla luce i resti di 'Città d'Umbria', antico castelliere ligure (II sec. a.C.) eretto per contrastare, un'invasione romana.




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