Comunità Montana delle Valli
del Taro e del Ceno (PR)
benvenuti!!!
.
Una breve introduzione...
L'Italia è un Paese di tante montagne: le Alpi, gli
Appennini, la montagna interna del sud, la montagna che torreggia
sulle coste del Tirreno, la montagna isolana, tutte diverse, contrassegnate
da ambienti, paesaggi, popolazioni, ciascuna con caratteristiche
proprie ed irripetibili.
Anche le nostre montagne, con le colline digradanti sino al
piano, a contorno dei nostri fiumi e torrenti (il Taro, il Ceno,
il Baganza, lo Stirone, il Mozzola, il Noveglia...), hanno il
loro spazio, un ruolo proprio, caratteristiche degne di attenzione.
L'ambiente - valli, acque, boschi, cime - ed il paesaggio
multiforme si sposano con memorie storiche ovunque diffuse e spesso
di grande interesse, con edifici, opere d'arte e di cultura. E
poi la gastronomia: la terra del parmigiano-reggiano e del porcino,
delle carni pregiate, delle torte frutto di millenaria sapienza.
Tra questo esiste non in poche mete isolate ma ovunque nell'area
della nostra Comunità. E ovunque la gente che è
essa stessa motivo di turismo, perché sa curare la propria
terra, difendere i valori, farne partecipi chi ci fa visita e
diventa subito amico.
Guido Gonzi, Presidente della Comunità Montana delle
valli del Taro e del Ceno

gruppo dirigente:
Guido Gonzi
|
presidente
|
Allegri Luciano
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vicepresidente
|
Bona Fabrizio
|
assessore
|
Broglia Romeo
|
assessore
|
Mariani Fabrizio
|
assessore
|
Marzani Johann
|
assessore
|
Ravera Gabriele
|
assessore
|
coordinate:
- sede della Comunità Montana -
43043 Borgo Val di Taro (PR) - Via F. Corridoni, 6
centralino
|
0525/99329
|
fax
|
0525/93789
|
presidenza
|
0525/930209
|
segretario
|
0525/930207
|

E per conoscerci meglio...
una breve descrizione dei comuni che compongono
la Comunità Montana
immagine grande (25 Kb)
BORGO VAL DI TARO
Considerata la capitale della Val Taro, si estende in un'ampia
conca sulla sinistra del Taro. Il territorio, sottoposto fino
al XII sec. alla giurisdizione del Monastero di Bobbio, passò
nel XIII sec. ai Fieschi che mantennero il controllo di Borgotaro
fino al '500, quando furono spodestati da Pier Luigi Farnese:
Alla morte del Farnese il governo passò ai Landi, con conseguente
annessione del territorio al Ducato di Parma. In tempi recenti
questa zona è stata teatro di molte azioni partigiane.
Il nucleo urbano, un tempo circondato da una cinta muraria conserva
un patrimonio edilizio di grande interesse storico architettonico,
caratterizzato da eleganti palazzi dei sec. XVI - XVII - XVIII.
Degni di rilievo: Palazzo Bertucci, Palazzo Boveri, Palazzo Manara,
Palazzo Piccenardi, Casa Moglia, Casa Cassio. La parrocchiale
di S. Antonino, edificata tra il 1644 e il 1667 sui resti di una
precedente chiesa del XII sec. Sulla piazza di S. Antonino si
trovano anche l'unica torre superstite dell'antica rocca e l'imponente
ex ospedale, ora Palazzo Tardiani. Nella chiesa di S. Domenico,
risalente al 1400 e restaurata nel XVI sec., notevoli dipinti.
Alla chiesa di S. Rocco appartengono le stazioni della Via Crucis
del napoletano Gaspare Traversi (metà del '700).
Nella parrocchiale di Porgigatone è conservato uno
splendido Crocefisso coi SS. Pietro e Paolo di Giovanni Lanfranco.
Nei boschi di castagni e faggi che si estendono nel territorio
comunale le particolari condizioni climatiche favoriscono la crescita
di ricercati funghi, soprattutto porcini, questi preziosi frutti
del sottobosco costituiscono la base della cucina tipica e rappresentano
una voce importante dell'economia locale.
Comune dell'alta montagna parmense, situato nel cuore della
valle del torrente Gotra, nel confine tra Emilia, Toscana e Liguria.
La località è citata in diplomi di Ottone (963)
e di Federico I (1185) che attestano la podestà su questa
terra dei vescovi di Luni. Il territorio fu feudo dei Fieschi
di Lavagna che lo tennero fino al 1574, anno in cui passò
al Ducato di Parma di cui seguì le vicende. Il capoluogo,
sviluppatosi negli ultimi decenni, non conserva un patrimonio
edilizio degno di rilievo: la parrocchiale di S. Maria Assunta,
di origine medioevale, fu ricostruita nel 1475 e restaurata nel
1843 e nel 1967; nell'interno si trova un interessante altare
del XVII sec. in legno d'ontano scolpito e dorato.
A Groppo, la chiesa di S. Pietro (XVII sec.) conserva una
bellissima statua in marmo della Madonna col Bambino (fine '600)
e una importante croce astile (XV sec.) in rame cesellato e dorato.
Nel territorio comunale, caratterizzato da un paesaggio ancora
vergine, la ricchezza della vegetazione spontanea favorisce la
crescita di preziosi frutti del sottobosco. La presenza di numerosi
torrenti ne fanno una meta ideale per gli appassionati di pesca.
Il borgo è dominato dall'imponente mole della rocca,
eretta su uno sperone a picco sul corso del Torrente Ceno. La
prima testimonianza relativa al castello risale all'869.
Nel 1257 il feudo passò ai Landi di Piacenza che rimasero
signori di Bardi per oltre quattro secoli, favorendo l'organizzazione
amministrativa ed economica del territorio e promuovendo l'ampliamento
della rocca. La fortezza, progettata come formidabile strumento
di difesa, venne progressivamente ad assumere le caratteristiche
di capitale di un piccolo stato che comprendeva il territorio
dell'alta Val Ceno e dell'alta Val Taro. Nel 1551 il feudo venne
eretto a marchesato dell'imperatore Carlo V ed i Landi ottennero
il diritto di battere moneta. Bardi venne poi ceduta ai Farnese
(1682), seguendo poi le sorti del ducato di Parma. La rocca di
Bardi rappresenta un raro esempio di complesso fortificato medioevale
giunto fino ai nostri giorni i ottimo stato di conservazione.
Attualmente ospita in alcune sale il Museo della Civiltà
Valligiana ed è il punto di riferimento di tutte le attività
culturali della Val Ceno. Recenti interventi di restauro hanno
consentito il recupero e l'apertura al pubblico di molti ambienti:
magazzini, stalle, camminamenti di ronda, torri di guardia e residenza
signorile.
Nella parrocchiale di S. Maria Addolorata, è custodito
un dipinto su tavola del Parmigianino raffigurante lo "sposalizio
mistico di S. Caterina" (1520). Pregevoli dipinti del XVIII
sec. si trovano nell'oratorio di S. Maria delle Grazie. La chiesa
di S. Giovanni Battista risale nella su attuale struttura al XVIII
sec. Interessante edificio romanico di tipo rustico è la
chiesa di S. Siro, databile per la struttura muraria al XII -
XIII sec. Caratteristiche di Bardi, come di molti altri centri
dell'Appennino, sono l'animazione e la ricchezza di iniziative
nel periodo estivo, che coincide con il ritorno al paese d'origine
degli emigrati e dei loro discendenti.
Il territorio comunale risulta abitato già in epoca
neolitica e sembra di poter identificare Bedonia con la romana
Bitunia. Feudo dei vescovi di Piacenza nel XI sec., quindi dei
Malaspina, nel 1257 Bedonia venne inclusa nello Stato dei Landi,
del quale fece parte fino al 1682 quando fu incamerata del Ducato
di Parma. Durante il Risorgimento la popolazione fu protagonista
di un movimento insurrezionale per l'annessione del paese al Piemonte.
In tempi recenti è dà ricordare l'alto contributo
dato alla lotta partigiana. Nella vita di Bedonia un importante
ruolo di promozione culturale è stato svolto dal Seminario,
istituito nel 1846 da Mons. Giovanni Agazzi e Stefano Raffi.
Benché decaduto restano attive alcune strutture collaterali:
la Galleria d'arte, la biblioteca ed il Museo di scienze naturali.
Il nucleo più antico del capoluogo presenta caratteristiche
difficilmente riscontrabili in altri centri dell'Appennino.
Gli edifici sono infatti intonacati e tinteggiati con colori
chiari e luminosi, evidente influenza della vicina Liguria.
Il Santuario della Madonna di S. Marco, edificato nel 1939,
conserva una statua lignea del 1531 raffigurante una 'Madonna
con Bimbo in trono' . La parrocchiale di S. Antonino, eretta nel
1613 ha subito ampliamenti e restauri soprattutto nell'interno.
Una voce importante dell'economia locale è rappresentata
dal turismo, per accogliere il quale Bedonia può contare
su una buona ricettività alberghiera ed attrezzature sportive.
Di indiscutibile valore è il patrimonio ambientale.
Tra le escursioni la più suggestiva è indubbiamente
quella del Monte Penna, il cui profilo inconfondibile emerge da
una fitta foresta di conifere e faggi. Tra le frazioni sono da
ricordare: Cavignaga, Piane di Carniglia, Carniglia, Alpe, Anzola,
Scopolo, Drusco, Calice, Caneso, Montarsiccio, Cornolo, Volpara,
Spora, Romezzano, Selvola.
Importante centro situato sulla destra della valle del torrente
Manubiola. Lo sviluppo del paese è da collegarsi alla via
di trasferimento che, attraverso l'Appennino, metteva in comunicazione
la Pianura Padana con la Toscana e quindi con Roma. L'arteria
assunse particolare importanza nei sec. XI - XIII, quando divenne
uno dei principali itinerari per i pellegrini che si recavano
a Roma. Già nei primi anni del VIII secolo il re Liutprando
fece costruire, lungo la Strada Romea, sulla cima del monte Bardone
quel monastero che fu chiamato Berceto. Nei secoli successivi
Berceto fu al centro di aspre contese che portarono al succedersi,
nella signoria del borgo, Rossi, Da Correggio, Fieschi, Della
Scala. Il feudo tornò ai Rossi che restarono signori incontrastati
fino al 1666., quando fu ceduto per debiti alla Camera Ducale.
Il nucleo più antico del Borgo, conserva un patrimonio
edilizio di estremo interesse. Modeste dimore medioevali, Pregevoli
edifici rinascimentali, portali, finestre, elementi di arredo
urbano: un repertorio degli stili architettonici della montagna
parmense nel periodo dal XII al XVII sec.
All'incrocio delle due arterie principali sorge il Duomo.
La costruzione è databile, nell'impianto originario, al
XII sec. ma ha subito pesanti rifacimenti nel XV e XIX sec. Rimangono
alcune interessanti sculture fra cui la lunetta del portale in
facciata e una rara formella. All'interno del Duomo si conserva
una campana di bronzo fusa nel 1497, il 'piviale di S. Moderanno'
, stoffa lucchese del XII sec. ed una preziosa raccolta di oggetti
liturgici. La frazione di Corchia offre un raro esempio di nucleo
medioevale quasi inalterato. Negli ultimi anni l'attività
turistica tradizionale si è notevolmente sviluppata grazie
al forte richiamo delle bellezze naturali e architettoniche, al
fascino di una storia millenaria, alla salubrità del clima,
alla comodità dei collegamenti stradali e alla bontà
di una cucina tipica, che ha nel fungo porcino l'ingrediente d'elezione
e per la quale Berceto vanta locali famosi.
Bore è un borgo agricolo che si estende sulla sinistra
del torrente Cenedola, in una suggestiva cornice di pascoli e
castagneti. L'origine di Bore è legata alla strada borbonica
voluta dal Du Tillot, nella seconda metà del '700 che conduceva
dalla Via Emilia a Genova. Lungo questa strada Maria Luigia fece
costruire nel 1815 una casa cantoniera, costituente il nucleo
originario dell'odierno abitato. Dal 1920 Bore è sede comunale
staccata da Pellegrino. Due le frazioni: Metti e Pozzolo. Pozzolo
sorge ai piedi di una roccia vulcanica sulla quale è stata
edificata la Parrocchiale e dove un tempo sorgeva una struttura
fortificata. In questo Borgo rurale sopravvivono intatte, le antiche
caratteristiche dell'edilizia montana. A Metti la Chiesa di S.
Lorenzo (XIX sec.) custodisce il S. Matteo di Gaetano Signorini
(1835), dono di Maria Luigia.
La felice posizione geografica, la ricchezza di cosi d'acqua,
l'ambiente ancora intatto hanno favorito negli ultimi anni lo
sviluppo turistico. La cucina valorizza i prodotti che costituivano
un tempo l'alimentazione tradizionale di questa zona: patate e
castagne (tortelli, torte e marmellate di castagne).
Antico borgo castellano posto su uno sperone
roccioso che sovrasta il corso del Taro, le cui vicende storiche
si identificano con quelle del suo castello. Costruito probabilmente
dai Malaspina, era già nel XII sec. possesso della famiglia
Landi. Malgrado le contese e gli assalti di cui fu oggetto per
la sua importanza strategica, i Landi conservarono il feudo, elevato
a contea da Carlo V nel 1551. Nel 1926, passò a Gian Andrea
Doria, marito di Polissena Landi. Nel 1682 i Farnese riuscirono
ad annettere Compiano al Ducato di Parma. Interessante e ben conservata
è la struttura urbana del borgo, al quale si accede alle
tre porte che si aprono nell'antica cinta muraria. Sulla piazza
principale si trova la parrocchiale di S. Giovanni Battista, eretta
nel '600 ma restaurata nel XVIII e XIX sec., nella quale è
custodito un crocefisso ligneo, oggetto di devozione popolare.
Domina il paese la suggestiva mole del castello. Importante esempio
di struttura fortificata della seconda metà del '400, la
costruzione presenta una pianta trapezoidale con tre torri tonde
agli angoli ed è percorsa da una ininterrotta serie di
beccatelli in pietra sormontati da merli guelfi. Di proprietà
comunale, è aperto al pubblico. La frazione di Strela è
tristemente nota per l'eccidio compiuto dai tedeschi il 19 luglio
1944.
E' situato sulla destra del fiume Taro, vicino alla confluenza
col torrente Ceno. Fornovo deve la suo origine e il suo sviluppo
alla particolare collocazione geografica, un punto di transito
delle vie di comunicazione che dalla Val Padana, raggiungono Liguria
e Toscana attraverso i passi appenninici. L'importanza del borgo
in epoca romana è testimoniata da numerosi reperti archeologici,
e dai resti di un antico ponte che, consentiva il collegamento
tra le colonie ed il Forum novum e di Placentia. Dopo il 1294,
anno in cui il ponte fu travolto da una piena, fino al 1905, quando
venne costruito l'attuale ponte, il fiume veniva attraversato
con imbarcazioni. Accanto al corso d'acqua è ancora individuabile
un edificio, detto Domus pontis, punto di riferimento per il guado.
Nei pressi di Fornovo ebbe luogo nel 1495 la storica battaglia
fra Carlo VIII e l'esercito dei 'Collegati', conclusasi con la
sconfitta di questi ultimi. Nel nucleo più antico dell'abitato,
sorge la pieve di S. Maria Assunta, insigne monumento romantico.
L'edificazione della chiesa (XI sec.) è legata al fenomeno
dei pellegrinaggi medioevali lungo la Strada Romeo, di cui Fornovo
era una tappa essenziale. Nonostante numerosi interventi di restauro
l'edificio conserva nel complesso scultoreo eccezionali motivi
di interesse. Da segnalare sono le due teste scolpite con i 'lottatori'
e le 'pene dell'inferno', poste sulla facciata e quella con le
'Storie di S. Margherita' riutilizzate in funzione di paliotto
d'altare, opera di maestranze che si muovevano nella linea tracciata
da Benedetto Antelami. A 1 Km dal capoluogo, in località
Poggio Carona, si trova il settecentesco Palazzo dei Gesuiti con
pianta ad U e loggiato che guarda verso valle.
Il Comune è situato nella valle del torrente Stirone
circondato dai Monti S. Cristina, Canate e Mariano. Il territorio
venne infeudato nel 981 da Ottone II ad Alberto Baden, capostipite
della famiglia Pallavicino che ne conservò il possesso
fino al 1428. Nel 1492 il feudo passò ai Fogliani - Sforza
a cui succedettero i Meli - Lupi di Soragna. Domina il borgo il
castello, che si erge su un terrapieno delimitato dai resti dell'antica
cinta muraria. Il complesso alto-medioevale, è caratterizzato
da un corpo rettangolare e da una torre quadrata che ancora conserva
elementi del sistema difensivo medioevale. La chiesa parrocchiale
dedicata a S. Giuseppe, eretta tra il 1915 e il 1927 custodisce
pregevoli opere d'arte. Sculture in legno, a grandezza naturale,
rappresentanti l'ultima cena, opera realizzata dal maestro Walter
Benecchi. Nel Museo si entra nella storia del pane, delle sue
origini, al suo uso e consumo, alla sua produzione. La frazione
di Careno è nota per il Santuario della Beata Vergine,
edificato forse nel XI sec. ma più volte rimaneggiato;
vi si venera una immagine della Madonna detta 'dei matti', perché
vi si affidano i sofferenti di malattie nervose e mentali.
L'abitato occupa una piana alluvionale sulla sinistra del
fiume Taro e si sviluppa lungo la statale della Val Taro. La località
è citata in un documento del 980 in cui Ottone II confermava
ai canonici di Parma il possesso di queste terre, passate in seguito
al Marchese Bonifacio di Toscana e, nel 1249, ad Oberto Pallavicino.
La storia di Solignano è incentrata sulle vicende del suo
castello: concesso in feudo nel 1442 a Nicolò Piccinino,
tornò ai Pallavicino che ne mantennero il possesso fino
al 1805. Il castello, di cui restano pochi ruderi, occupa la sommità
di un rupe che domina la vallata. La chiesa parrocchiale di S.
Lorenzo sorge nel luogo dove nel 1039 esisteva una cappella annessa
al castello. Costruita in parte riedificata nel 1895. La favorevole
collocazione del capoluogo ha consentito negli ultimi anni un
significativo sviluppo industriale, che ne ha però modificato
l'antico assetto urbanistica. Alcuni interessanti fabbricati rimangono
a testimonianza della vita del borgo nei secoli scorsi. A Castelcorniglio,
nella valle del Pessola, si trova un particolare complesso rurale
fortificato, risalente al XVII secolo; i numerosi restauri avvenuti
nel corso dell'800 rendono difficile la datazione precisa.
L'abitato è situato alle pendici del Monte croce, sulla
sponda sinistra del torrente Sporzana. Terenzo fu importante nodo
viario e strategico durante il medioevo, trovandosi sull'antica
via di Monte Bardone (Strada Romea). Qui si trovava anche un ospizio
per pellegrini distrutto da incendio nel 1575. Il borgo, la cui
prima testimonianza risale al 948, fu per lunghi secoli sottoposto
al controllo diretto dell'impero e all'epoca dell'abolizione dei
feudi (1805) apparteneva alla famiglia Boiardi. Gli edifici del
nucleo abitato rivelano l'origine tardo medioevale del borgo.
Alla chiesa di S. Lorenzo, ricordata dal 1141 ma costruita nel
'700, appartiene un'importantissima croce astile del XII sec.
di arte renana, ora in deposito presso il vescovado di Parma.
Nella vicina Bardone sorge la chiesa di S. Maria Assunta, erta
verso il 1635 sui resti della pieve romanica dell'XI secolo. Dell'antica
chiesa rimangono importanti reperti scultorei, databili al XII
- XIII sec., fra cui due lastre scolpite con la 'Deposizione'
e il 'Cristo benedicente', di ambito antelamico, la figura femminile
in funzione di cariatide ed i leoni stilofori.
Borgo montano dell'alta Val Taro situato alle pendici del
Monte Zuccone. Scarse sono le testimonianze storiche relative
a questo territorio si succedettero la denominazioni dei Malaspina,
dei Fieschi e dei Landi. Nel 1682 subentrarono i Farnesi. La chiesa
di S. Bernardino (XVIII sec.) conserva nel suo interno una pregevole
decorazione a stucchi. A S. Maria del Taro (frazione del Comune)
è visibile, edificata intorno al 1150, fu per lungo tempo
il santuario più antico della valle; demolita agli inizi
del XIX secolo, fu sostituita da una nuova chiesa. Notevoli l'altare
maggiore (XVII sec.) e la statua in marmo della Vergine col Bambino
(XV sec.). Al centro del paese si trovano il ponte romano rinnovato
dai priori, che governavano il paese. Una delle fonti più
importanti dell'economia del Comune è oggi rappresentata
dal turismo estivo, per il quale costituiscono un forte richiamo
l'ambiente naturale incontaminato e il clima. In particolare la
frazione di Tarsogno offre al visitatore una buona recettività
alberghiera, attrezzature per il tempo libero e lo sport e numerose
manifestazioni.
Comune che si estende in corrispondenza della vallata dell'omonimo
torrente. Il comune è formato da cinque distinti centri:
Branzone, Mariano, S. Martino, Gusaliggio e Mormorola, sede comunale.
Il territorio, già frequentato in epoca antichissima, conobbe
il momento di maggiore sviluppo in epoca medioevale, quando vennero
la Pieve di Gusaliggio. Il castello di Gusaliggio, menzionato
nel 1182, appartenne ai Pallavicino fino al 1472, anno in cui
fu ceduto, con tutte le terre del Valmozzola, ai marchesi Sforza
- Fogliano. Della rocca, che si erge alla sommità di una
roccia vulcanica, non restano che pochi ruderi e un piccolo oratorio.
Degni di nota alcuni edifici sacri: la chiesa dei SS. Gervaso
e Potasio a Mariano, l'oratorio di S. Siro, la chiesa di S. Martino
a Branzone. Nuclei rurali conservano interessanti esempi di architettura
spontanea. La collocazione geografica del comune, ha portato negli
ultimi decenni un forte calo demografico ed al declino economico
del territorio; questi stessi fattori hanno però consentito
la conservazione di un ambiente ancora integro che rappresenta
un potenziale turistico degno di essere valorizzato.
Antico borgo fortificato posto su un territorio roccioso alla
sinistra del torrente Ceno. La storia del paese è legata
a quella del castello che nel periodo feudale svolse un importante
ruolo a presidio delle vie. Il castello fu del comune di Parma
dal 1208, poi appartenne ai Pallavicino, quindi agli Sforza che
lo vendettero nel 1480 a Nicolò Piccino. Nel 1636 fu gravemente
danneggiato dalle truppe spagnole al comando di Filippo IV. Dal
1805 è proprietà privata. Nella sua attuale struttura,
(pianta rettangolare con torri quadrate ad angoli) il castello
è uno dei maggiori esempi di architettura castellana del
'400 nel territorio parmense. La parrocchiale di S. Martino, risalente
al XV sec., profondamente modificata nel corso dei secoli conserva
al suo interno dipinti di Giuseppe Peroni (1710 - 1776). Sulla
sponda destra del torrente Ceno, è stato costruito nel
1972 l'autodromo 'R. Paletti'. Il circuito, in grado di ospitare
15.000 spettatori, ha una lunghezza di 1800 metri ed è
omologato per gare automobilistiche di F. 3 internazionale e di
F. 2000 e per gare motociclistiche di campionato italiano. Di
notevole interesse storica architettonico la frazione di Viazzano,
che conserva l'impianto urbanistico tardo - medioevale con stretti
vicoli lastricati, case a torre, modeste costruzioni in pietra
accanto ad interessanti dimore signorili di epoca più tarda.
A Serravalle, nei pressi della chiesa di S. Lorenzo, sorge un
battistero (X - XI sec.) considerato il più antico monumento
cristiano del Parmense.
Borgo agricolo della media valle del Ceno, adagiato alle pendici
del monte Dosso. L'abitato si è sviluppato attorno all'area
del castello, eretto nel X sec. e ampliato nei secoli successivi.
Fu possesso dei vescovi di Piacenza fino al 1303, poi passò
ai Malaspina e ai Fieschi. Per porre fine alle lotte tra i signori
locali che rivendicavano il possesso della rocca, nel 1473 la
Camera Ducale di Parma ne investì la famiglia Scotti, che
conservò la signoria fino al 1720. Il castello, aveva pianta
rettangolare con torri circolari agli angoli ed ampio fossato,
ora restano soltanto al centro del paese tre torri mutilate. La
parrocchiale di S. Pietro, fu completamente rifatta nel XVII sec.
Sulla piazza principale del paese si trova anche l'oratorio della
" Madonna della Canala " (XVII sec.), con una pregevole
facciata classicheggiante. All'estremità settentrionale
del paese, il Lago di Varsi, è meta degli appassionati
di pesca. Poco prima del capoluogo si trova il castello di Golaso
(XV - XVI sec.). Si tratta di un singolare complesso residenziale
e agricolo con caratteri difensivi. Costituito da una lunga facciata
con tre torri e da due cortili interni divisi dalla mole dell'edificio
residenziale, la casaforte occupa una superficie di 5000 mq.
In località Tosca, alla fine del secolo scorso sono
stati portati alla luce i resti di 'Città d'Umbria', antico
castelliere ligure (II sec. a.C.) eretto per contrastare, un'invasione
romana.

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